L'anno scolastico 2026/27 si apre con una novità che fino allo scorso anno restava confinata negli atti ministeriali: in classe c'è un posto per l'intelligenza artificiale. Ma per la prima volta non solo in tasca, dentro gli smartphone, perché quest'anno è arrivata anche con le regole. A Roma una ventina di scuole ha iniziato le lezioni il 10 settembre, un giorno in anticipo, e nei primi giorni l'IA è già stata al centro del confronto: quali strumenti possono usare gli studenti, quando, e in che modo devono dichiararlo. Dietro c'è il quadro delle Linee guida per l'introduzione dell'intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche, adottate dal MIM con il DM 166/2025: è il primo anno in cui quel documento si traduce in prassi, con regolamenti d'istituto, un spazio dedicato in educazione civica e Comitati tecnico-etici territoriali chiamati a guidare la sperimentazione e a vigilare sui dati. Per le famiglie significa poter capire cosa la scuola consente; per chi opera nel settore, una stagione di documentazione e formazione che richiede impegno concreto.
Cosa cambia rispetto allo scorso anno: dal decreto alla classe
Le Linee guida non sono nuove: risalgono ad agosto 2025. La differenza è che nel 2026/27 entrano pienamente nel calendario scolastico. L'IA diventa un tema di educazione civica, ogni istituzione è chiamata a dotarsi di un regolamento interno che disciplini l'uso, e i Comitati tecnico-etici territoriali hanno il compito di accompagnare la sperimentazione e di vigilare sulla protezione dei dati personali. Il principio che attraversa l'intero documento è ripetuto più volte: un approccio antropocentrico, sicuro, affidabile, etico e responsabile. La tecnologia non sostituisce l'educazione; il suo uso va giustificato in chiave educativa, caso per caso.
Per i docenti il quadro di riferimento è consultabile sul sito ufficiale del MIM, che pubblica il decreto e il testo integrale delle Linee guida: il DM 166/2025 e le Linee guida sull'IA. Vale la pena leggerlo anche a chi non intende introdurre strumenti in classe: definisce cosa si può chiedere a studenti e insegnanti e dove finiscono le possibilità, dalla limitazione dei sistemi che riconoscono le emozioni in ambito educativo alla tutela rafforzata dei dati dei minori.
Cosa scrivono davvero i regolamenti delle scuole
Nelle scuole che si erano già dotate di un regolamento, il modello è sorprendentemente uniforme. Al liceo Righi di Roma, che ha pubblicato il proprio regolamento sull'IA lo scorso gennaio, gli studenti possono usare i tool generativi come supporto ma devono dichiararlo, indicando quale strumento e con quale scopo: far svolgere i compiti alla macchina è proibito. Sul versante dei docenti si può ricorrere all'algoritmo per preparare e correggere esercizi di matematica o discipline analoghe, ma serve la dichiarazione e una formazione ricevuta. «Affidare all'IA la valutazione di un elaborato di italiano o di filosofia non è accettabile: ne va della libertà stessa degli insegnanti», spiega il preside Giovanni Cogliandro, che già riflette su possibili aggiustamenti dopo l'entrata in vigore di alcune disposizioni dell'AI Act — «i sistemi che riconoscono le emozioni degli studenti, per me, sono impensabili».
Al Visconti di Roma la lista delle applicazioni consentite e di quelle vietate è esplicita: con l'IA si possono cercare spunti e farsi controllare la grammatica, sempre dichiarando tool e finalità. Consegnare come proprio un elaborato generato dall'IA è equiparato al plagio. E gli studenti, nel primo giorno di lezione, il confine lo avevano già capito: al Cavour «ci hanno spiegato che non possiamo usare l'IA per fare i compiti, ma solo per capire meglio un argomento se siamo in difficoltà»; al Vivona una terza media al debutto nelle superiori racconta: «L'ho usata, ma può dare risposte sbagliate. Su greco e latino, poi, non è ben allenata».
Quanto costa davvero: l'IA entra nel caro scuola 2026
C'è un aspetto che finora mancava nel dibattito sul caro scuola: quest'anno, per la prima volta, Federconsumatori ha inserito nel suo monitoraggio la voce relativa all'abbonamento a una piattaforma di intelligenza artificiale, con prezzi rilevati tra 276 e 2.748 euro l'anno. È una cifra che trasforma l'"alfabetizzazione digitale" da concetto astratto a voce di bilancio familiare — e pone una domanda pratica ai tavoli di famiglia: l'abbonamento serve davvero, a che livello, e chi decide? Non è un mero acquisto tecnologico: le Linee guida chiedono un uso critico, e la stessa organizzazione dei consumatori chiede corsi di formazione digitale prima dell'acquisto. Il quadro complessivo del monitoraggio 2026, pubblicato a fine agosto, è questo:
| Voce di spesa | Costo medio 2026 | Variazione rispetto al 2025 |
|---|---|---|
| Corredo scolastico (nuovi prodotti + ricambi) | 673,60 euro | +2,3% |
| Libri obbligatori + dizionari | 545,66 euro | +1,6% |
| Totale teorico per una prima media | 1.235,21 euro | — |
| Totale teorico per una prima superiore | 1.478,75 euro | — |
| Abbonamento a piattaforma IA (nuova voce 2026) | da 276 a 2.748 euro/anno | prima rilevazione |
| Fonti: Osservatorio Federconsumatori (stime del 26 agosto 2026); l'acquisto di libri usati può ridurre la spesa libraria di oltre il 29%, circa 158 euro sulla media. | ||
Da notare anche il dato sul canale di acquisto: la grande distribuzione è in media in calo dell'1,1%, le cartolibrerie registrano un +2,3% e l'online un +5,6%, pur restando il canale mediamente meno caro delle cartolibrerie di circa il 20%. Per le famiglie, il confronto dei prezzi unitari tra canali resta lo strumento più utile per contenere la spesa — esattamente come per gli abbonamenti, dove il range di prezzo è ampio.
Quello che le scuole devono fare: mappa UNICA, dati e formazione
Sul versante istituzionale la novità più concreta è il servizio "Sperimentazioni IA" della piattaforma UNICA: una mappa pubblica dei progetti avviati dalle scuole, consultabile con filtri per regione, grado di istruzione e ambito applicativo, e un'area riservata dove dirigenti scolastici e segreterie registrano nuove sperimentazioni, compilando anche una checklist sulla protezione dei dati personali — con la valutazione d'impatto dove il trattamento lo richiede. Il messaggio è chiaro: si può sperimentare, ma solo in modo documentato e confrontabile. Nelle prime settimane la mappa è ancora snella, con una manciata di progetti censiti: riempirla sarà uno degli indicatori visibili di quanto l'IA entrerà davvero nel sistema.
La formazione dei docenti è l'altro fronte. A settembre INDIRE, insieme al MIM, ha tenuto la settima edizione della PATHS Summer School, 18 ore di attività in diretta dedicate ai problemi etici, epistemologici e didattici posti dall'IA, e il Festival dell'Innovazione Scolastica (4-6 settembre, Valdobbiadene) ha raccolto 80 istituti con esperienze di classe basate sull'intelligenza artificiale: dal pensiero critico alla didattica inclusiva, dall'analisi dei bias dei modelli generativi ai tutor educativi personalizzati. INDIRE ha inoltre lanciato un'indagine nazionale sull'uso dell'IA tra gli studenti, per misurare concretamente come i giovani usano questi strumenti nello studio — la risposta empirica alla domanda che le regole normative da sole non possono rispondere. Tutto è raccolto nell'area dedicata del portale: Linee guida IA e mappa delle sperimentazioni su UNICA.
La checklist: cosa fare prima di acquistare un abbonamento (o introdurre un tool in classe)
- Leggere il regolamento d'istituto sull'IA. Quali tool sono consentiti, quali sono vietati, quali sono le regole sulla dichiarazione dell'uso. È il documento che cambia il significato di "aiuto" e "barare".
- Verificare i dati che vengono trattati. Per i progetti scolastici con studenti, la checklist UNICA e l'eventuale valutazione d'impatto sono il riferimento minimo; per l'uso privato, servono i termini del tool e la durata di conservazione dei dati inviati.
- Distinguere supporto da sostituzione. Legittimo usare l'IA per capire, controllare, fare una prima bozza. A rischio è consegnare un elaborato senza dichiararlo o senza rielaborazione personale: è la linea su cui convergono tutti i regolamenti finora pubblicati.
- Confrontare gli abbonamenti prima di acquistare. Il range di prezzo 276-2.748 euro annui è ampio e le funzionalità effettivamente usate da uno studente delle medie sono poche: un abbonamento familiare condiviso può dimezzare il costo, e i livelli base bastano spesso.
- Per i docenti: usare l'IA dove fa risparmiare tempo, non dove decide. Esercizi, materiali a livelli diversi, organizzazione delle informazioni sì; valutazione e interpretazione di un elaborato no. E tenere traccia di ciò che è stato prodotto con strumenti generativi: alcuni regolamenti lo richiedono esplicitamente.
La prima stagione dell'IA regolamentata a scuola si scriverà nei casi concreti che gli istituti documenteranno sulla mappa delle sperimentazioni, e nelle risposte dell'indagine nazionale sull'uso tra gli studenti. Quello che emerge, leggendo insieme i documenti e i primi regolamenti sul campo, è un'idea condivisa: la domanda non è più se l'IA entri in classe, ma se — con uso dichiarato, dati protetti e persone formate — lasci più spazio, non meno, a ciò che resta specificamente umano: insegnare, valutare, e capire quale sia la domanda educativa che precede ogni risposta.