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 06/09/2026 [ Università private e telematiche ](/universita-private-e-telematiche) 

  Il sistema universitario italiano sta cambiando forma, e i numeri non lasciano più spazio a dubbi: 15 per cento del totale degli iscritti si iscrive oggi a un'università telematica. È il dato che emerge dal rapporto della Banca d'Italia «Who Goes Online? Selection and performance in Italian higher education» (QEF 1040, luglio 2026), diventato nei giorni scorsi oggetto di una ampia cronaca stampa, per la prima volta su tutta la popolazione studentesca — non su un campione — e su un orizzonte di dodici anni, dal 2010 al 2021. Gli iscritti agli 11 atenei riconosciuti dal MUR sono passati da circa 119.000 nell'anno accademico 2018/19 a quasi 308.000 nel 2024/25, e l'offerta di corsi attivi è cresciuta del 40 per cento. Ciò che i dati dicono su chi sceglie il canale online — e su cosa cambia per chi si iscrive in questo settembre — merita di essere letto prima di prendere una decisione.

## Chi sceglie l'università online: il profilo secondo la Banca d'Italia

La fotografia più completa fin qui disponibile arriva da un lavoro firmato da Raffaello Bronzini, Luca De Benedictis, Edoardo Frattola ed Elena Lazzaro. Il ritratto che ne esce è preciso. Chi si iscrive a un ateneo telematico è in media più anziano rispetto al resto della popolazione universitaria, ha voti di maturità e punteggi Invalsi inferiori alla media tradizionale e risiede con maggiore probabilità nel Mezzogiorno o nelle aree interne. Il dato più importante, però, è l'altro: prima ancora dell'immatricolazione, questi studenti avevano già una probabilità inferiore di iscriversi all'università. Da qui la conclusione degli autori, sottolineata dai media in queste ore: gli atenei online agiscono «almeno in parte come complemento e non come sostituto» del sistema tradizionale. In pratica, la telematica intercetta una domanda che restava fuori: chi ha iniziato a lavorare subito dopo il diploma, chi ha figli piccoli, chi vive in territori dove l'università più vicina è a due ore di strada. Per chi opera nel settore il segnale è chiaro: la crescita non è cannibalismo degli atenei statali — parte di essa si concentra proprio nelle province dove l'accesso agli studi era storicamente più basso — ma espansione della platea di chi può permettersi di studiare.

## Abbandono e laurea: i numeri che ridisegnano il confronto

Il secondo blocco di risultati riguarda la performance una volta dentro l'università. A parità di caratteristiche degli studenti, l'iscrizione a un ateneo telematico si associa a un tasso di abbandono tra primo e secondo anno inferiore di 9,8 punti percentuali rispetto agli atenei tradizionali, su un'incidenza complessiva che si aggira attorno al 12 per cento. La probabilità di laurearsi nei tempi previsti è invece superiore di 14,6 punti percentuali. Gli autori propongono tre spiegazioni, senza indicarne una prevalente: la flessibilità di orario riduce gli attriti per chi lavora o ha responsabilità familiari; chi torna a studiare dopo alcuni anni tende a essere più motivato a portare a termine; la valutazione più modulare limita il rischio di interruzione. Va però segnalato il rovescio della medaglia, rilevante per chi deve orientare: la laurea telematica si ottiene mediamente con una votazione inferiore, e i laureati online, iscrivendosi a una magistrale di un ateneo tradizionale, mostrano una performance più debole. Il titolo ha identico valore legale, ma il punteggio medio e la preparazione al livello successivo sono una variabile che un buon orientatore non dovrebbe nascondere — e, per chi eroga i corsi, un elemento di credibilità: dirlo in anticipo vale più che farlo scoprire al bollettino del secondo ciclo.

## Le regole in vigore: cosa significa davvero studiare online dal 2025-2026

Mentre i dati fanno discutere, il quadro normativo che disciplina il settore è già pienamente operativo. Il decreto ministeriale 1835/2024, il cosiddetto «decreto Bernini», integrato dal Milleproroghe 2026, si applica integralmente a tutte le nuove immatricolazioni dal 1° agosto 2025: il modello della flessibilità totale con esami interamente online non esiste più nella sua forma originale. Il quadro attuale prevede almeno il 20 per cento delle ore in didattica sincrona, in diretta; esami in presenza presso le sedi, con la partecipazione di almeno due docenti della disciplina e deroghe solo per disabilità certificate o emergenze documentate; un rapporto più rigoroso tra studenti e docenti, differenziato per ambito disciplinare; e un rafforzato monitoraggio dell'ANVUR, finalizzato a eliminare le «finte università». L'effetto pratico è semplice: prima di scegliere l'ateneo conviene verificare l'organizzazione concreta della didattica, non solo il prezzo della retta. La normativa suddivide i corsi in quattro categorie, con standard di accreditamento diversi per ciascuna:

Le quattro categorie di corsi previste dalla normativa 2025-2026
| Categoria | Quota di didattica a distanza | Profilo tipico |
|---|---|---|
| Convenzionale | Fino al 20 per cento | Maggioranza delle lezioni in aula: gli atenei tradizionali che integrano online |
| Misto | Dal 20 al 66 per cento | Percorsi ibridi con alternanza aula-distanza |
| Prevalentemente a distanza | Oltre il 66 per cento | Il cuore dell'offerta telematica, con esami in presenza |
| Integralmente a distanza | 100 per cento | Percorso completamente digitale, con valutazione in sede |



## I 11 atenei riconosciuti e il valore legale del titolo

In Italia le università telematiche riconosciute sono esattamente undici, autorizzate dal decreto ministeriale del 2003 che ha aperto la strada ai corsi di laurea in e-learning con pieno valore legale: Pegaso, Mercatorum, San Raffaele Roma, eCampus, Unitelma Sapienza, Giustino Fortunato, Guglielmo Marconi, UniNettuno, IUL, Leonardo da Vinci e Niccolò Cusano. Tutte di diritto privato, tutte soggette alla stessa valutazione periodica dell'ANVUR riservata agli atenei tradizionali. Il riconoscimento ministeriale è il requisito che garantisce la validità del titolo per concorsi pubblici, abilitazioni e iscrizione agli albi. In dieci anni la quota di studenti online è passata dal 2,6 per cento al 13,1 per cento del totale, e il Rapporto ANVUR 2026 — che fotografa un sistema oltre i due milioni di iscritti, in crescita di oltre il 16 per cento — conferma che le telematiche restano il motore principale dell'espansione, pur in un dibattito sulla qualità che spinge verso valutazioni sempre più stringenti. Per chi deve ancora individuare il corso di laurea, il punto di partenza più affidabile resta il database nazionale degli atenei e dei corsi di studio, consultabile aggiornato sul [portale di orientamento Universitaly](https://www.universitaly.it/orientamento-universitario "Portale Universitaly: orientamento universitario e database nazionale degli atenei e dei corsi di laurea").

## Prima di iscriversi a settembre: la checklist da 6 punti

Se il profilo descritto dalla Banca d'Italia vi riconosce — o state consigliando qualcuno che lo riconosce — la scelta si gioca su parametri precisi, non sulla reputazione generica del modello online:

- **Riconoscimento MUR**: l'ateneo compare nell'elenco ufficiale delle 11 telematiche? Senza, il titolo non vale nulla per concorsi e albi.
- **Il corso specifico, non l'ateneo**: il piano di studi è coerente con l'obiettivo (concorso, abilitazione, cambio carriera)? Un ateneo solido può avere un corso debole, e viceversa.
- **Sedi d'esame e appelli**: quante sedi vicino a voi, e con quale frequenza si tengono le sessioni? Con gli esami ormai in presenza, la logistica conta più che mai.
- **Orari della didattica sincrona**: il calendario delle lezioni in diretta è compatibile con il lavoro? Il 20 per cento minimo di ore sincrone va verificato sul regolamento del corso.
- **Costo totale**: retta più tassa di segreteria, eventuali sedi d'esame aggiuntive e tassa di laurea. Chiedete sempre il prospetto completo, non solo la rata mensile.
- **Servizi reali**: la piattaforma e-learning è strutturata, il tutoraggio risponde davvero? Sono i servizi a fare la differenza tra chi termina e chi si ferma a metà strada.

Un confronto strutturato e gratuito tra gli undici atenei, con schede su corsi attivi, fasce di costi e sedi d'esame, è disponibile su [la guida di UniCompara all'iscrizione telematica](https://unicompara.it/guida/come-iscriversi-universita-telematica/ "Guida UniCompara all'iscrizione alle università telematiche: documenti, passaggi e tempistiche della procedura online"). I dati della Banca d'Italia, in fondo, non dicono che online è meglio o peggio: dicono per chi è lo strumento giusto. E settembre è il mese in cui si concentra la maggior parte delle iscrizioni telematiche, perché chi immatricola in questa finestra accede a più sessioni d'esame già entro l'anno. Con le regole 2026 in vigore, però, la differenza tra un percorso che fila e uno che si incaglia non sta più nel nome dell'ateneo: sta nella verifica fatta prima di firmare l'iscrizione.



  



 

  

 [Dati e statistiche sul mercato della formazione](/dati-e-statistiche-sul-mercato-della-formazione)

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